Una lettera e una telefonata strappalacrime. Abbiamo rispettato il dolore non solo di una mamma ma, di tutta la comunità intera. Adesso è diventato un fatto politico, mamma Mirna di sinistra ha scritto una lettera alla Meloni forse perché probabilmente non sapeva con chi parlare, con la speranza che qualcuno, fuori dalla sua stanza, potesse trovare nelle sue parole il conforto che non ha mai avuto e che tanto desiderava. In quel momento era sola e non era assolutamente un capriccio e nemmeno un modo per attirare l’attenzione ma voleva essere solo capita lontano dai propri pensieri e dalle proprie ambizioni politiche (?). Non conosco il dolore che si può provare quando si perde un figlio, ma so però, per certo che quando si permette alla paura di governare la propria esistenza, si finisce in un posto di gran lunga peggiore di quello che si stava cercando di evitare prima delle elezioni regionali con un risultato di millecinquecento preferenze a sinistra. Io penso che tutti, chi più chi meno, si siano trovati nella vita anche per un solo istante nella condizione di non riconoscersi con nessuno o di sentirsi spaesati e soli. Se ci sono valori privati e temi che non hanno colore politico, perché vi è stato bisogno di rendere pubblica la telefonata? Parlare in nome di tutte le mamme, ognuna diversa e con un caso diverso, risulta normale? E poi siamo stanchi di queste uscite nell’ambito della politica nella comunità di Pisticci anche causa che negli anni, la Città con storie simili non riesca nemmeno a progredire (?). E poi ancora “il cuore delle mamme che non batte più” non è frase comune ma una metafora politica di chi vuole alludere o accennare velatamente a cose o a persone fantasiose che non si vogliano nominare o rappresentare. Chi si presta a giochi di questo genere non vive nella realtà perché spesso le lettere e i comunicati stampa di questo tipo sono fatti solo per gli allocchi che gufano e credono senza andare all’osso delle questioni personali o individuali. Il silenzio e l’ascolto vanno lodati, ma quando è troppo ci sono comportamenti consequenziali strumentali come “la crisi” che incombe la giunta regionale. In questa via crucis di Quaresima incombe anche la pubblicità del dolore e il marcio sia sul piano umano che politico. La telefonata e la “commozione” della Meloni poteva restare privata, la Premier si commuova piuttosto delle famiglie povere, si commuova dei tagli alla ricerca e della prevenzione contro il cancro. Mamma Mirna non glielo ha segnalato? Sarebbe stata più credibile ma si sa, apparire è più importante che essere, ma poi la Meloni faccia qualcosa per limitare il part time involontario e per aumentare gli stipendi vergognosamente bassi, soprattutto per mamma Mirna. Ma cosa accade in questo strano meccanismo virtuale che ci accompagna in ogni istante della nostra vita? Perché crediamo al mondo virtuale? Perché secondo me fuori dalle nostre finestre c’è un mondo diverso da quello che ci vogliono fare credere sui social. E’ chiaro che in questi momenti tutto sembra nero e che a volte risulta troppo difficile spiegare, e spiegarsi. Sembra impossibile condividere con gli altri quel tormento che ci prende dentro come un peso, però con la Meloni è diventato facile perché la politica è anche un’arte che talvolta c’entra molto poco e nulla col sentimento umano specialmente nei casi estremi delicati in tutte le sue sfaccettature per cui dovremmo imparare, secondo me, anche a distinguere bene le cose dallo scritto con le persone fisiche eppure, mi appare sempre evidente, crescendo, che questo brutto sentimento intimo ha poco a che fare con la politica, in cui ci si trova nel mezzo di un mondo diviso a metà, dove nessuna delle quali rispecchia il proprio essere e che ci si sente sempre soli. Mi dispiace se non ho trovato le parole giuste a questa storia ma, a volte anche con la politica, non si possono realizzare tutti i sogni della nostra vita per cui spero che nella sfortuna questa mamma possa trovare un lavoro sicuro per riuscire a ottenere il massimo nella sua vita attraverso un posto fisso in qualche ufficio della serie “Quo Vado” morale della favola mi appello al presidente Meloni per chiedere di conferire un incarico a Mirna, un posto full time permanente o un incarico temporaneo con annesso vitalizio, per alleviare solo in parte il lamento di una povera mamma a una storia alquanto insopportabile anche per la comunità di Pisticci e per tutta la Basilicata.
Se lo merita.
Giuseppe Cisterna