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giuseppecisterna.it

Italian Activist

12 Marzo 2026

Vota NO al referendum sulla Giustizia che si terrà il 22 e 23 marzo 2026

“Una riforma che, proprio nell’anno del centenario delle leggi fascistissime e dell’istituzione del Tribunale Speciale, punta a rendere i magistrati meno indipendenti e i cittadini più deboli nella difesa dei loro diritti e della loro libertà contro le prevaricazioni del potere. L’anppia erede di coloro che subirono le condanne del Tribunale Speciale, si oppone fermamente alla riforma costituzionale della Giustizia. Una riforma che esalta i ruoli dell’esecutivo e della politica”

In venticinque anni nessun governo ha rispettato la Costituzione, dalla riforma del titolo V sul modello sanitario e gli enti locali al taglio dei parlamentari sino a quello sulla giustizia promosso dal governo Meloni che, più separare le carriere, la revisione costituzionale ci chiede di rinunciare all’indipendenza della magistratura.

E’ prevista la separazione in due tronconi del Consiglio superiore della magistratura (Csm), cioè l’organo che garantisce l’autogoverno della magistratura. La truffa si nasconde nel meccanismo di scelta dei componenti dei due nuovi Csm (uno per la magistratura requirente, i pm, e uno per la magistratura giudicante, i giudici). Diversamente dal testo vigente, che prevede per il Csm un terzo dei membri eletto dal parlamento e due terzi eletti dai magistrati, i componenti dei due Csm sarebbero estratti a sorte. Però il terzo di provenienza parlamentare sarebbe estratto a sorte da una lista scelta dalla maggioranza del parlamento in seduta comune, mentre i due terzi provenienti dalla magistratura sarebbero estratti a sorte tra tutti i magistrati. Come conseguenza, la componente “laica” risponderebbe, come oggi, a precisi orientamenti partitici, laddove la componente “togata” perderebbe peso e autorevolezza; sia perché potrebbe essere nominato chiunque, ma soprattutto perché gli estratti a sorte rappresenterebbero solo se stessi, e non più la magistratura come potere autonomo. I due Csm, inoltre, perderebbero l’attuale facoltà di prendere provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati, a favore dell’Alta corte disciplinare. Anche questo nuovo tribunale speciale sarebbe composto da membri di estrazione politica, che avrebbero un peso maggiore dei membri provenienti dalla magistratura (sempre estratti a sorte), rispetto all’attuale Csm. In questo modo l’operato dei magistrati sarebbe giudicato con una sensibilità più orientata da visioni ideologiche anziché in base a valutazioni di merito.

La vittoria del NO salvaguarda la separazione tra i poteri che impedisce di sfasciare totalmente la democrazia costituzionale con il premierato, che sarebbe accantonato anziché rilanciato. I rischi di questa riforma è che non migliora né sveltisce l’amministrazione della giustizia, ma riduce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura per cui la tutela della democrazia, la divisione dei poteri e le garanzie previste dai costituenti che sono affidate al voto dei cittadini il 22 e 23 marzo prossimo, e che rischia di diventare anche un voto politico a favore o contro il governo. I costituenti con la creazione di un organo costituzionale autonomo e indipendente da ogni altro potere, come il Csm hanno inteso impedire interferenze del potere politico nello svolgimento di una funzione fondamentale, rendere giustizia in nome del popolo, escludendo l’esecutivo dalla gestione delle carriere o da qualsiasi altra interferenza e consentire alla magistratura di operare come unico ordine in cui le funzioni inquirente-requirente e giudicante siano un’unica attività. La Costituzione è il baluardo contro i tentativi dell’esecutivo di controllare la magistratura.

I cittadini elettori in questo momento non sono adeguatamente informati né sulle trasformazioni della separazione dei poteri, né sul principio costituzionale di autoregolamentazione. Un principio che la creazione dell’Alta Corte disciplinare supera, creando una forma di super controllo esterno dei magistrati e della loro attività. Gli elettori, se non saranno raggiunti da informazioni super partes sulle conseguenze politiche e istituzionali della contro riforma della giustizia, “una e trina” due Csm, introduzione del sorteggio e creazione dell’Alta Corte di disciplina, rischiano di essere vittime della disinformazione e dei messaggi interessati, perdendo di vista le irreversibili conseguenze del voto referendario. La riforma, se attuata in questo modo, rischia di spaccare la magistratura in due settori distinti e separati, per cui il pubblico ministero sveste i panni di magistrato, incaricato di individuare le prove sia a carico che a discarico dell’indagato. Si corre, inoltre, il rischio di sottoporre sia l’organizzazione generale della giustizia penale che il singolo caso alle indicazioni e alle prospettive politiche del Ministero della Giustizia.

“La costituzione del Tribunale Speciale per la difesa dello Stato, avvenuta in data 25 novembre 1926, evidenzia la concezione di uno Stato totalitario, della sua natura verticistica con il rifiuto del principio della separazione dei poteri. Il Tribunale Speciale aveva la facoltà di condannare a morte coloro che erano ritenuti responsabili di reati politici o pericolosi per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato e del suo massimo rappresentate, la cui vita era più cara di quella dei nostri figli, più cara della nostra stessa vita. Quella dittatura si concluse il 25 luglio 1943, subito dopo il 29 luglio veniva abolito e sciolto il Tribunale di regime“

Associazione Nazionale Perseguitati Politici Antifascisti

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  • Giuseppe
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Giuseppe

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