Il picco è tra i venticinque e i trentacinque anni, complicata gestirla dal punto di vista psicologico. Ingannevole, il dolore è il trauma maggiore che le donne sopportano.
Se né parlato molto nelle scorse settimane, se ne parla tantissimo in Puglia. In uno spazio dedicato alla salute si è parlato di endometriosi una patologia che aumenta sempre di più e che coinvolge tre milioni di giovani donne. In questa occasione ho avuto il piacere di parlare e conoscere una donna di Marconia che ringrazio per avermi contattato e per essersi raccontata in tutti i suoi aspetti attraverso la sua recente storia al Pronto Soccorso di Policoro, anche perché la situazione patologica tra i casi presenta molte sfaccettature e conseguenze devastanti. Una questione spesse volte complicata che attraversa dolori laceranti all’addome per due tre mesi, anche asintomatica, peggio se interessa l’intestino con resezioni o asportazioni, ancora più complesso se è aderenziale con molte cisti sulle ovaie e col rischio di avere una occlusione severa sull’intestino. Un disagio permanente spesso non creduto come il dolore mestruale perché fuori non si vede ma dentro fa male lasciando poco spazio alla vita normale sessuale, lavorativa, relazionale e sociale con una menopausa spesse volte forzata per attenuare il dolore a tutte le età, e con la paura di finire in Ospedale sino ad arrivare a chiudersi in silenzio in un mondo solitario e a non riuscire ad ottenere nemmeno una gravidanza. Un odissea che mi ha reso triste. Non è da me parlare in questo modo a un tema prettamente femminile e delicato ma sento di farlo, perché da quello che ho imparato, per esperienza credo che le vere cicatrici siano quelle che ci portiamo dentro, in silenzio indistintamente con l’intento di aiutare le persone e a non far provare quello che ognuno di noi ha provato per non sentirsi più incompreso anche da chi ci sta vicino, difficilissimo da spiegare e da comprendere quando si sta male veramente. Spesso pensiamo che sia meglio non parlare del proprio stato di salute ed essere riservati sia la cosa migliore, perché la gente purtroppo risulta insensibile e in vece no, ringrazio questa donna che mi ha chiamato con l’intento di farmi capire il suo intimo disagio, donne che oggi devono affrontare un calvario prima di arrivare ad una diagnosi sicura ancora troppo spesso difficile da diagnosticare e a cui si dà pochissima importanza. Da noi non se ne parla tanto ma si sta propagando sempre di più di cui non sapevo l’esistenza e che merita un approfondimento con le parti sociali e i professionisti nel nostro territorio, così ho anche chiesto a chi ne sa più di me. Tante donne a causa di questi problemi si curano nelle proprie case o spostandosi in Puglia per sottoporsi ad esami perché la diagnosi, senza uno specialista e senza strumenti, in Basilicata non può essere chiara. Perché da noi non vi sono dottori per questa problematica? Chiedo, per aiutare le donne a capire il problema sin dai primi sintomi e che mai in molti dei casi sia stato visto e capito precocemente sia nei nostri Ospedali nonché negli ambulatori privati della provincia, perché sembra che la causa oltre la carenza delle risorse umane, sia proprio la strumentazione che aiuterebbe gli specialisti a visionare tutto l’apparato per cui bisogna affidarsi inevitabilmente alle strutture fuori regione come la Mater Dei Hospital sempre disponibili e soprattutto vicini alle donne che soffrono di questa patologia. Ma, per chi non è a conoscenza vi è anche una struttura specializzata nella diagnosi e nel trattamento dell’endometriosi, la clinica Malzoni convenzionata col Servizio Sanitario Nazionale e punto di riferimento per la diagnosi e il trattamento della patologia con un esperto riconosciuto a livello internazionale nel campo attraverso la chirurgia ovarica, che dirige il centro e che offre molti servizi di ricerca, formazione e cura dedicato alla donna con un focus specifico per una diagnosi corretta e precoce per le cure. Nel caso di endometriosi profonda consiglio di recarsi urgentemente presso questa clinica che ha un équipe multidisciplinare senza che vi sia la necessità di spostarsi altrove per altri accertamenti. Nel frattempo, cosa chiedono i consiglieri regionali cinque stelle in Basilicata? Chiedono un protocollo per effettuare con pochi milioni di euro almeno un’ecografia di secondo livello una di quelle che con la prevenzione si possa diagnosticare precocemente la patologia per non ritardare ed evitare lo stadio finale con l’intervento chirurgico obbligatorio. In questa situazione penso ci siano molte persone nella nostra regione operate o che attendono ancora l’intervento e che vorrebbero parlarne, tra cui lo sfogo della signora in questione che dovrebbe operarsi e di altre che non sanno dove recarsi, credendo in me per l’aiuto ai più deboli attraverso persone che possano capire perché c’è ne sono ben poche.
Giuseppe Cisterna
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