La commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, ha svolto l’audizione dell’ex Ministro della Salute Roberto Speranza nel governo Conte e Draghi. La lunga audizione ha trasformato il compito di svolgere i lavori d’indagine in domande provocatorie con il tentativo di trasformare la seduta a un processo politico con accuse rivoltegli fino ad attribuirgli le responsabilità dei decessi, ha fatto venire fuori la verità. Dalla Tachipirina vigile attesa raccomandata come trattamento per controllare la febbre e i dolori con il monitoraggio dei parametri vitali, all’essere fiduciosi nella sicurezza e nell’efficacia dei vaccini anche a Pisticci.
Ho seguito tutti gli interventi sulle funzioni dell’ex Ministro d’indirizzo politico, avendo vissuto e rivendicando nel 2020 l’apertura della struttura di Tinchi a Ospedale Covid per asintomatici e paucisintomatici nella costruzione delle vicende e le scelte fatte durante la pandemia anche per provare ad arricchire con le nostre conoscenze sul territorio, e dare un contributo per provare a capire un po’ meglio cosa stava accadendo con l’inevitabile scontro con le istituzioni regionali e il ministero attraverso il servizio del Tg1 in onda a novembre 2020 come fu inevitabile la verità detta in quegli anni quando ho avuto modo di seguire i fatti con la perdita di un genitore nella gestione di un’emergenza senza precedenti. La commissione parlamentare d’inchiesta ha ricostruito i fatti del momento complesso che decideva le condizioni d’incertezza e la giusta verifica e critica dell’opinione pubblica sulle decisioni e le convinzioni del Ministro. La memoria delle vittime e le sofferenze dei familiari hanno meritato la verità dell’accaduto che ha reso giustizia al rispetto dei sentimenti di dolere, senza alcuna dietrologia e in maniera neutra, in concomitanza alla lotta per la difesa dell’Ospedale pubblico di Tinchi e l’ignoranza della destra che ha fatto premesse provocatorie all’ex Ministro Speranza.
Vaccino
Nel 2021 il vaccino in Italia ha salvato migliaia le vite, secondo uno studio la Francia dopo 4 anni di ricerca ha avuto il 75% in meno di possibilità di morte e il 25% di morire per altre malattie. Una persona non vaccinata contagiata ha avuto il rischio di finire in terapia intensiva 25,7 volte più alto di una persona che ha ricevuto la terza dose, piegando la curva. Lo stesso però non si dice in Italia con gli effetti avversi, a dicembre 2021 circa 108 giorni prima che mio padre 74enne morisse, il suo medico curante gli aveva somministrato l’ultima terza dose dopo il richiamo (seconda dose) del ciclo primario con il vaccino Pfizer con l’aggravante per i più giovani circa l’indebolimento del sistema immunitario che poteva portare facilmente al decesso, data anche la conferma del ministro col decreto sostegni-ter circa i danneggiamenti irrimediabili degli effetti indesiderati. Per correttezza intellettuale dopo sei anni noi familiari riconosciamo che c’era un problema e, che ognuno di noi era in pericolo ma, la cosa che fa più ribrezzo è che il vaccino delle multinazionali a livello mediatico fu imposto con obbligo “nascondendo” i dettagli importanti per legge costituzionale col giudizio di fondo che i vaccini “possono essere patrimonio del paese” (?) Questo indirizzo politico a mio parere è stato sincero e giusto ma non in modo assoluto con un piano influenzale generale che non veniva aggiornato da ben 16 anni, un piano che non avrebbe fatto sicuramente i danni che abbiamo avuto, o come ad esempio le pressioni del CTS nazionale sui vaccini che non erano del Ministro, premesso che poteva farlo ma non l’ha fatto.
Ospedali Covid
Speranza ha detto “una vita persa non è rimediabile, i danni economici sì” non voglio fare questo articolo un tribunale ma le rigide misure di contenimento negli ospedali stabilirono che i pazienti positivi al virus asintomatici e paucisintomatici ricoverati di medicina e di geriatria venissero isolati in reparti specifici per evitare focolai interni, molte persone tra cui mio padre sono decedute in isolamento nel reparto malattie infettive dell’Ospedale di Matera non a causa delle gravi complicazioni respiratorie provocate dal virus, pur essendo positivo, la cui causa principale del decesso non fu il virus, rientrando nel famoso protocollo della gestione domiciliare pazienti fragili per i medici di base detta “paracetamolo e vigile attesa” secondo le indicazioni obbligatorie del ministero e le modalità costruite per il monitoraggio per trattare i pazienti soprattutto quelli fragili con gli antinfiammatori, eparina e antitrombina per prevenire il rischio di produrre miocardite o ad esempio multi trombi dell’aorta e della vena splenica nei casi rari, come ascoltato e spiegato dal professor emerito esperto di Virologia e microbiologia Giorgio Palù dell’università di Padova conosciuto a livello internazionale in rapporto con tutti i virologi del mondo, oltre il caso degli anticorpi monoclonali. Queste due audizioni della commissione a mio parere hanno fatto venire fuori la verità circa la distinzione tra morti con Covid e morti per Covid. Nel nostro territorio c’era una valutazione scientifica attenta per la protezione degli anziani con letalità soprattutto nei soggetti sopra 60 anni? Cosa che fecero gli inglesi senza fattori di rischio per essere deospedalizzati con terapie di supporto e osservazione clinica, una questione che in Italia non è di competenza del Ministro ma del CTS. La verità del momento è che durante le varie ondate della pandemia gli ospedali lucani avrebbero registrato con i tamponi decine di pazienti asintomatici o paucisintomatici positivi ricoverati per motivi del tutto indipendenti e senza problemi pneumologici deceduti poi per abbandono, solo per la prima causa geriatrica come è accaduto per mio padre. La domanda che faccio a me stesso è ancora questa: si potevano usare le strutture limitrofe dismesse per trattate temporaneamente gli asintomatici e paucisintomatici con la farmaco vigilanza attiva? Lasciata al proprio medico di base con la valutazione di tutti i dati biologici correlati nel blocco della medicina territoriale imposti a medici di famiglia e distretti sul territorio, a quelli che si rifiutarono in massa di visitare i pazienti a domicilio con la necessità di un monitoraggio precoce? A sei anni chi dovrebbe pagare per questa negligenza? A mio parere come scelta d’indirizzo politico qualcosa di meglio si sarebbe potuto fare? nell’attesa del progresso scientifico fatto anche come autonoma iniziativa della regione Basilicata con una conoscenza più compiuta dei territori, basta pensare la diffusione dei risultati dei tamponi di Tolve nel maggio 2020 del tipo “debolmente positivo o debole positività” e alla tanta confusione nelle querelle regionali dell’allora assessore alla Sanità Leone e del dipartimento Salute della regione Basilicata.
Rapporto con le regioni
Se ci fosse stata una rete di ospedali limitrofi come il modello Lodi del presidente Fontana o del Veneto con Zaia avremmo scelto di non abbandonare i nostri anziani nei reparti anche nelle fasi più drammatiche e, prendere una parte di quelle persone già in cura sul territorio basandoci sempre su precisi doveri etici, supportati da linee guida e protocolli di triage bioetico che sono nati per gestire l’allocazione delle risorse in caso di catastrofe. Se col richiamo della dose “buster” una persona vaccinata su 100.000 aveva 25 possibilità in meno di finire in terapia intensiva, in puglia e in Basilicata come in tutt’Italia con una rete di piccoli Ospedali limitrofi altre migliaia di persone potettero salvarsi. La regione Basilicata di concerto col Ministero avrebbe potuto creare lo stesso sistema non l’isolamento obbligatorio, per liberare le terapie intensive e, altri nostri concittadini ricoverati positivi o falsi positivi, poterono salvarsi per tutto il corso della pandemia e fare un fine vita dignitoso. Sicuramente anche la funzione green pass e la mascherina servirono a piegare la curva dei contagi, un dato in quanto gli italiani erano tutti o quasi tutti vaccinati con la terza dose. Aldilà delle conoscenze scientifiche del momento, sulla base del processo democratico e sul potere decisionale, mi chiedo nella difficoltà di fare delle scelte, perché fu una situazione ingestibile? Se un danno economico è riparabile, a fronte di una vita persa perché a sud della Basilicata non fu creata una rete di Ospedali non affette? Nonostante la pressione significativa dei nostri ospedali il Ministro della Salute Speranza non poteva accompagnare questa strategia dal basso? Senza dietrologie, forse perché vi era un orientamento politico diverso? Anche perché la gestione reale e diretta è affidata alle regioni. A mio parere non possiamo sapere per certo quante vite potevano salvarsi, ma solo quelle perse e nemmeno la migliore evidenza scientifica italiana può dirlo, nonostante le disposizioni iniziali che attraversarono i Sindaci e i presidenti di regione con poteri straordinari nell’ambito comunale e intercomunale per cercare di dare un segno e un azione unitaria del territorio. All’epoca, il rapporto del Ministro diretto con la task force dipartimentale della regione Basilicata con i Sindaci non fu molto coraggioso, purtroppo francamente devo dire quello che penso.
La visione del centrosinistra regionale dell’epoca era assente per cui condivido con l’ex Ministro quando cita la frase di Papa Francesco “non sprechiamo questa crisi” ma oggi facciamolo come insegnamento per noi e per i nostri figli anche perché in Italia non esiste una cifra ufficiale e univoca che isoli matematicamente i decessi per “Covid indiretto” a Pisticci come in tutta la regione ne rispondono coloro che non effettuarono visite preventive data la carenza e il capriccio di qualche medico “di comodo”.
Giuseppe Cisterna