Le querelle che ruotano in queste ore sui centri dialisi e i costi del servizio circa le domande sulla gestione del convenzionato, giungo ad una riflessione personale per fare una domanda semplicissima alla collettività, una domanda concreta e soprattutto umana per il bene di chi soffre, perché una certa politica continua ad alimentare un sentimento di forte malanimo contro l’Ospedale invece di potenziare e utilizzare al meglio il pubblico?
A mio avviso il privato accreditato è uno strumento molto utile per integrare e rafforzare l’offerta sanitaria qual ora il servizio pubblico non riesca a garantire tutte le prestazioni necessarie, poiché è sempre più utile rafforzare le prestazioni ospedaliere in rete con gli Ospedali territoriali per sicurezza, o perché non bisogna pensare soltanto a quelli che camminano, ma anche chi si trova in un letto considerato che ci potrebbe essere una terapia intensiva per i pazienti spesso intubati che necessitano di fare un trattamento, una cosa è farlo in loco, fuori o a casa, un altro è trasferire un allettato visto che a volte anche il trasferimento risulterebbe impossibile data la possibile instabilità di chi riceve le cure del caso.
Voler bene ad un dializzato o ad un paziente qualsiasi, secondo me significa proteggere soprattutto la sua dignità nel supporto pratico e logistico rispettando i suoi tempi per alleggerire il carico emotivo che tutte le terapie possano comportare con la stanchezza e la perdita dell’indipendenza etc. Sappiamo che da qualche mese a pochi metri vi è l’apertura dei posti dialisi presso l’ambulatorio di medicina dell’Ospedale Pubblico all’avanguardia di Policoro-Tinchi. Creare l’interruzione di un servizio per gli anziani non è proprio il massimo se è preferibile fare prima un passaggio al posto di polizia più vicino anche in considerazione del breve tratto da percorrere da un centro all’altro della stessa via Salerno.
Per tanti anni il centro dialisi di Tinchi ha svolto il programma chiamato “dialisi vacanza” che garantiva la continuità terapeutica ai turisti emodializzati, il servizio pubblico era gestito centralmente dall’Asm di Matera per ottimizzare l’assegnazione dei posti disponibili, chi si sottoponeva al trattamento aveva il diritto di farsi le vacanze e viaggiare, perché la terapia non doveva essere un ostacolo, ma una pianificazione accurata fatto attraverso un progetto di dialisi turistica o appunto dialisi vacanza che consentiva di effettuare i trattamenti nei centri di cura prescelto come Tinchi o Matera con centinaia di visitatori da ogni parte del mondo. Certamente per rientrare in questo programma ogni paziente doveva consultare prima il nefrologo che lo aveva in cura al centro di riferimento, dove era sempre il medico a valutare le condizioni cliniche che permettevano il paziente di viaggiare in sicurezza soprattutto nei mesi più caldi per la disponibilità dei posti turistici come nei nostri Ospedali che d’estate possono esaurirsi rapidamente, inoltre, per chi fa la dialisi peritoneale a domicilio, viaggiare risulta ancora molto più semplice, perché i materiali e le attrezzature necessarie possono essere recapitati direttamente nel luogo di villeggiatura, albergo, casa vacanza o campeggio anche prima che il cliente arriva.
Da noi come le altre regioni, la nota dolente con lo spopolamento è solo la carenza del personale medico specialistico e la formazione degli infermieri con le liste d’attesa ma, come sopra citato oggi abbiamo ancora la fortuna di usufruire di un servizio presso il centro Pubblico ubicato nell’Ospedale di Policoro, presente senza poter reclamare un diritto già istituito nell’interesse della collettività e garantito dalla nostra Costituzione, per cui la politica regionale ha il dovere di concentrarsi su questa emergenza per difendere questo servizio.
Giuseppe Cisterna