Musulmani a Matera per celebrare la festività dell’Eid al-Adha (festa del sacrificio), associazioni culturali e partiti politici replicano a Futuro Nazionale Basilicata. Di seguito la nota inviata alla stampa da Filef Basilicata, ARCI Basilicata, Il Sicomoro, UISP Matera, Materia Futura, Comitato per la Pace Matera, Noi Ortadini, Ergghiò Matera, Strane Nuvole, Giovani Europeisti Verdi – Basilicata, Alleanza Verdi e Sinistra – Basilicata, Consorzio Materahub, PSI Matera, Socialisti e+Matera, Rebelterra, Casa Netural, ANPI, PD Matera, M5S Matera, TAM, MateraCEA, Progetto Comune, Cotugno Angelo Raffaele – Gruppo Misto, Basilicata Casa Comune, La Piazza di Schierarsi Matera, Unimatica Confapi Matera, Consciousness Sound System, ANPPIA Basilicata, Associazione Musicale Bela Bartok, ALI: Lega Delle Autonomie Locali – Basilicata, Roots n’ Stones, Circolo polisportivo ECOS, CGIL Matera, Amabili Confini, Città Fertile, Voci di Speranza, Onyx jazz club, IAC Centro Arti Integrate, NUDM Matera, Associazione Quartiere Lanera, Officine Eutopia, Collettivo Donne Matera, T-Essere Aps, B-Link, Legambiente Matera, Matera Rumore, Matera Civica.
Respingiamo con fermezza e con indignazione le dichiarazioni diffuse nelle ultime ore da Futuro Nazionale Basilicata, firmate da Giulio Curatella, Antonio Marroccoli e Marco Bigherati, che hanno definito la celebrazione dell’Eid al-Adha da parte della comunità musulmana locale un “simbolo di resa culturale”.
Chiamare resa culturale un momento di preghiera, di festa e di condivisione pacifica è razzismo e xenofobia: è esattamente il tipo di linguaggio deumanizzante che prepara il terreno per politiche di esclusione e discriminazione verso le persone più esposte, e che viola un principio fondamentale della nostra Costituzione, quella libertà di culto che lo Stato laico garantisce a ogni comunità senza distinzione. Che queste parole portino anche la firma di un consigliere comunale eletto in questa città rende la cosa quanto mai grave.
La vera resa culturale, oggi, in un mondo che chiede urgentemente pace, dialogo e umanità, sarebbe quella di una città che permette a chi giustifica il razzismo e legittima l’oppressione di parlare in suo nome senza conseguenze.
Matera è Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026 insieme a Tétouan, città araba e musulmana. Perché questo titolo acquisisca una significanza reale e non solo di facciata, deve essere un mandato politico e culturale preciso di riconoscimento e accoglienza.
La realtà quotidiana di Matera racconta qualcosa di molto più solido e più vero di ciò che vuole la propaganda nazionalista: sono centinaia le persone con un background migratorio che lavorano qui con noi ogni giorno, nella ristorazione, nel turismo, nei settori che tengono in piedi l’economia di questa città, bambini che frequentano le scuole di questi quartieri, famiglie che ne abitano i rioni e le piazze divenendo componete vitale di una comunità che non ha l’abitudine di definire il dialogo una “resa culturale”. Sono sempre più diffusi gli intrecci di vita, di scambi, di relazioni con le culture che oggi ci abitano e ci arricchiscono insieme. Da ultimo, l’esempio straordinario dei giovani della comunità musulmana che hanno preso in carico un campo da calcio abbandonato, strappandolo all’incuria per restituirlo alla vita, alla socialità e allo sport: un gesto di cura di comunità, di cittadinanza condivisa attiva, ma soprattutto di appartenenza reciproca alla città che è stato riconosciuto e premiato dalla stessa Amministrazione Comunale come modello positivo di cooperazione. Questo è il volto vivo, solidale e più vero di Matera.
Come associazioni del territorio, continueremo a lavorare per una città aperta, solidale e antirazzista.
Invitiamo la cittadinanza e le istituzioni tutte a non trattare queste dichiarazioni come provocazioni da ignorare, ma come posizioni politiche da isolare con assoluta fermezza.