La memoria della colonia confinaria di Pisticci sembra ancora poco conosciuta ed esplorata tra i giovani studenti di Basilicata. Senza avere la pretesa di entrare nella questione, il centro non è mai stato un campo di concentramento chiuso ma un carcere aperto con limitazioni territoriali per gli oppositori più tenaci del fascismo, anche per sacerdoti come Don Francesco Maria Giua unico prete sardo confinato a Pisticci che, solo per aver espresso il proprio dissenso sulla guerra che si andava preparando, venne perseguitato e confinato dal regime, e altri riservato a confinanti in buona salute da inserire nei lavori di disboscamento e bonifica di un territorio povero e devastato dalla malaria. Guardie e controllo della corrispondenza quindi, senza assistenza sanitaria, il fascismo aveva anche la determinazione di mandare via gli ammalati senza curarli. Tra questi libri c’è il frutto di una appassionata ricerca patrocinata dall’associazione Anppia, per cui colgo l’occasione di parlare anche della cappella del confino politico di Pisticci, una chiesa storica costruita da confinati politici e inaugurata nel mille novecento trentanove dal nunzio apostolico cardinale Borgoncini Duca e affrescata dal noto pittore Norardino Zapparoli. A servire messa il principe Filippo Doria, poi Sindaco di Roma, che alloggiava in sagrestia. Oggi la cappella è di proprietà del Comune, al suo interno, oltre la statua del Sacro Cuore, vi sono tre tele importanti: tre opere d’arte che necessitano una conservazione che raffigura Gesù sommo ed eterno sacerdote, la Madonna del Rosario e Santa Lucia che anch’esse necessitano di essere preservate, per cui occorre intervenire con celerità per evitare che le temperature e l’umidità prendano il sopravvento attraverso interventi professionali come la pulizia e il restauro dei luoghi e ancor prima che il tempo renda più difficile il lavoro di conservazione. Qualche anno fa in qualità di parroco, Don Antonio Lopatriello sacerdote di Pisticci fece accesso alla cappella del Sacro Cuore di Gesù chiedendo a chiunque di contribuire con spirito di devozione al recupero e contattarlo. Negli anni le varie amministrazioni comunali hanno sempre cercato di ottenere fondi necessari senza successo. Preservare i luoghi e le opere è fondamentale, per chi ne comprende il valore è ancora di più perché serve per sensibilizzare la comunità attraverso l’importanza e la tutela del patrimonio storico, oltre le informazioni obiettive che ci possono offrire i libri di ricerca come opera di cultura e insegnamento per i giovani e i meno giovani, è soprattutto per chi dimentica facilmente le azioni contro le libertà individuali del regime fascista e il suo essere totalitario e oppressivo attraverso la limitazione della libertà personale e gli strumenti illegali. Altro che garantismo e non, mascherati sotto nuove forme! Questa mia riflessione è per tutti coloro che non vogliono dimenticare cosa è stato il fascismo e soprattutto per le giovani generazioni, per approfondire aspetti particolarmente significativi come la figura esemplare di un prete coraggioso che non aveva peli sulla lingua, ma che riteneva suo dovere orientare i suoi fedeli contro i falsi profeti a costo di subire personalmente le conseguenze, così come avvenne durante il periodo fascista a Pisticci.
Giuseppe Cisterna






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