Giovanni Caserta, famoso studioso noto per essere uno dei più aggiornati conoscitori della storia e della cultura in terra lucana, autore di scritti: “Una Storia della letteratura lucana” (edizioni osanna Venosa) nel 1993, “Nuova Introduzione a Carlo Levi” (edizioni osanna) nel 1996, e “Isabella Morra” e la società meridionale del 500 (edizioni meta) nel 1996, scrive al ex Consigliere della Regione Basilicata 1980-85 Domenico Giannace, già Sindaco di Pisticci nel 1963-65.
Novant’anni di lotte e impegno politico.
Pubblico di seguito la lettera di Giovanni Caserta.

“Caro Mingo,
Oggi che varchi la meta dei novant’anni, non a tutti concessa, devi convenire ed
essere soddisfatto per aver avuto una vita eccezionale, per durata e per intensità.
Come diceva Seneca, scrittore latino, non importa quanto si vive, ma come si vive.
A te è toccata la singolare fortuna di vivere bene per una vita lunga. Novant’anni
sono quasi un secolo, da te percorsi come un generoso combattente, per un mondo diverso.
Altri si sono preoccupati di tracciare un rapido itinerario della tua lunga vita,
cominciata proprio quando, singolare e coincidenza, si consumava il delitto
Matteotti e si affermava e istituiva la dittatura fascista. Tu ne fosti presto nemico.
Nella tua Marconia, ragazzo, tu che non avesti la possibilità di frequentare la scuola
pubblica, nel tuo borgo trovasti, tra i confinati antifascisti, maestri di democrazia,
libertà e giustizia. Capisti subito che la democrazia e la libertà sono forme vuote,
quando non si arricchiscono del contenuto della giustizia. Nel 1944 perciò con
perfetta coerenza, appena ventenne, caduto il fascismo, ma ancora in corso la
guerra ti iscrivesti al Partito Comunista, che libertà, giustizia e democrazia
voleva unire.
Sapevi di avviarti a una via scomoda e che presto saresti stato esposto a
discriminazioni, persecuzioni, controlli, fino a varcare la soglia del carcere.
Ma i contrasti, le difficoltà, anzichè fiaccarla, rafforzarono la tua voglia di
combattere, con preferenza, nelle campagne del Metapontino, dove, insieme alla
associata malaria, stagnava e opprimeva il latifondo. Ti furono di grande aiuto
l’organizzazione del partito, la sua scuola e la scuola sindacale, che ti diedero
quella maturità e “cultura” che la scuola, non frequentata, non ti aveva dato e che,
forse, non ti avrebbe dato, pur se frequentata. Il tempo ti ha dato ragione.
E’ stato anche grazie a te se, dove una volta c’era il latifondo, e c’era la malaria,
oggi, nonostante tutte le contraddizioni, le involuzioni e le ricorrenti crisi,
ridono i frutteti, i vigneti, le affollate e colorate spiagge.
Varcando l’invidiabile soglia dei novant’anni, puoi serenamente voltarti
indietro e guardare con soddisfazione il passato, tuo e della tua terra.
Da quel passato puoi trarre ancora molta fiducia, forza e coraggio. Come disse un
poeta lucano, anche lui latino, che amava i contadini e la campagna,
“integer vitae scelerisque purus non eget.. iaculis : l’uomo integro e
puro di vita e di costumi, non ha bisogno di frecce e giavellotti”.
Non ha paura di eventuali nemici, foss’anche un lupo nella selva di… Policoro”

Con affetto.

tuo

Prof. Giovanni Caserta

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