Vent’anni fa, il 9 maggio 1997, intorno alle 11.35 un colpo d’arma da fuoco sparato dall’aula 6 dagli uffici dell’istituto di Filosofia del diritto, al secondo piano della facoltà di Giurisprudenza, colpisce alla testa Marta Russo, una studentessa ventiduenne della facoltà di Giurisprudenza ed ex campionessa regionale di scherma che al momento si incamminava con l’amica Jolanda Ricci nel vialetto all’interno dell’Università La Sapienza di Roma, in un vialetto situato tra le facoltà di Scienze Statistiche, Giurisprudenza e Scienze Politiche. Si accascia a terra, le condizioni di Marta appaiano critiche fin dall’inizio. Il proiettile penetrò alla nuca, dietro l’orecchio sinistro, al momento dello sparo, uno studente di medicina le pratica una respirazione artificiale fino all’arrivo dell’ambulanza. La ragazza fu trasportata al vicino Policlinico Umberto I e per lei inizia una lotta senza speranza. Migliaia di persone che le stanno accanto, le inviano fiori, lettere e bigliettini, ma la notte tra il 13 e il 14 maggio, dopo cinque giorni di coma, un comunicato della direzione sanitaria del Policlinico annuncia la morte cerebrale della giovane studentessa. Da una ventina di ore l’elettroencefalogramma era piatto. I genitori e la sorella di Marta Russo concedono l’autorizzazione all’espianto degli organi per salvare cinque vite. Già alle 22.00 infatti, era stata attivata la commissione medico legale, prevista dalla legge sulla donazione di organi, che nelle successive sei ore ha avuto il compito di accertare definitivamente la morte cerebrale per poter dare poi il via libera all’immediato espianto degli organi, rispettando in questo anche la volontà della paziente stessa.

Il 14 maggio alle 11.30 cinquemila studenti alla Sapienza sfilano in un corteo silenzioso, senza bandiere né simboli: “È l’indizio di uno stato d’animo di solidarietà che va al di là delle divisioni politiche” (il rettore della Sapienza Giorgio Tecce). In testa lo striscione degli universitari, con su scritto “Per Marta”, su un altro si legge: “Non ci sono parole per esprimere il nostro dolore” e su un’altro ancora: “Non è giusto”. Uno studente universitario impegnato politicamente a sinistra afferma: “Questa manifestazione parla da sola: è la migliore risposta a chi insinua l’esistenza di una pista politica, che nasce da contrasti tra gli universitari della Sapienza”. Su un volantino distribuito durante il corteo si legge: “Lacrime di coccodrillo, come fare uso politico di una tragedia”.

Il 16 maggio 1997 si celebrano i funerali della ragazza davanti a diecimila persone. Al termine della cerimonia Blowing in the wind nella versione italiana.

Una ragazza tranquilla, educata, calma ed elegante, senza altri impegni che non fossero lo studio o la scherma, già a 11 anni conquista il titolo regionale del Lazio a Frascati e nel 1985, vince a Roma il Gran premio Giovanissimi (il campionato italiano dei ragazzi) nella categoria bambine.
Marta Russo è sepolta nel Cimitero del Verano di Roma.

 

La vita ci mette continuamente alla prova e non è affatto facile
vivere. Dolore e gioia costituiscono le braccia della stessa bilancia
che a turno si alzano e ricadono, ma si deve essere lo stesso felici
perchè questo è vivere. Quando sono triste e credo che la vita sia
solo dolore e io non la voglio vivere penso alle persone che per
qualche malattia sono destinate a morire e nonostante ciò amano
la vita e farebbero qualsiasi cosa per vivere. Allora credo che io
possa fare qualcosa per aiutare le persone meno fortunate di me.
Vorrei così tanto mettere a disposizione la mia vita per gli altri, però
non so se ciò riuscirò a farlo. Credo inoltre che non possa decidere
sulle cose che il destino mi ha riservato, però posso decidere su
come prevederle e viverle. Niente e nessuno può togliermi la spe-
ranza, l’ottimismo e la gioia. Voglio essere felice in questa vita e non
in un futuro, ma nel presente, in ogni attimo che vivo, perchè non
so quanto potrò vivere ne cosa ci sarà dopo.
MARTA.

 

“Come potrò essere utile agli altri” era la frase di nostra figlia Marta 

“Poter far del bene era l’idea che la guidava da sempre e sulla quale costruiva quotidianamente la sua esistenza e formava il suo carattere.
La casualità della sua scomparsa, l’assoluta mancanza di un motivo che poteva condurre al tragico evento, il prendere visione dei suoi scritti più intimi, nel massimo rispetto, ci hanno convinto che l’unico modo per onorare la sua memoria fosse quello di continuare ad operare nella direzione da lei indicata “amare il prossimo”.
A caldo non abbiamo esitato a concedere l’autorizzazione all’espianto e a donare i suoi organi. Abbiamo nell’immediato accettato di collaborare con un’Associazione che prendesse il nome di nostra figlia e ringraziamo tutti per le emozioni che ci hanno dato.

L’Associazione Marta Russo da noi fondata il 2 agosto 2001, ha lo scopo preciso di interpretare il volere e il desiderio di Marta, che già all’età di quindici anni ci aveva comunicato la volontà di donare i suoi organi. Solo oggi abbiamo capito il significato di un suo dipinto in miniatura eseguito ancora in tenera età e che abbiamo voluto come logo dell’Associazione.
Cosa potevano essere quelle due piccole e fragili vele, ispirate da un cuore puro, che affrontano il mare aperto senza paura, quasi alla ricerca di naufraghi senza colpa? Il messaggio chiaro di cercare, assistere e donare a chi ha bisogno. I naufraghi che si faranno raccogliere saranno per noi tutti uguali. Indipendentemente dal sesso, dalla razza e dalla religione che professano, riceveranno tutti lo stesso amore e la stessa dedizione.
L’Associazione Marta Russo è aperta a tutti e la nostra speranza è che il messaggio di Marta arrivi nei cuori di medici, professionisti e gente comune che vorranno adoperarsi e nei cuori di chi dirige Istituzioni ed Enti, perché anche loro saranno fondamentali per il sostegno necessario all’iniziativa. Siamo sicuri che non rimarremo soli… Aureliana e Donato Russo”

Aureliana Iacoboni Russo
MRO associazione Marta Russo Onlus

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